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28 le sfere omocentriche


Un altro documento ci prova che l’idea di un moto del Sole in latitudine era divulgata in Grecia non solo prima di Eudosso, ma anche dopo di lui, e dietro l’autorità di lui. Nel primo libro della sua Introduzione ai fenomeni d’Arato, Ipparco cita il seguente passo del Commentario, che, verso il principio del secondo secolo prima di Cristo, Attalo Rodio aveva scritto sul poema Arateo: «Gli Astronomi sogliono dare ai tropici, all’equatore ed all’eclittica una certa larghezza; e dicono, la conversione del Sole non farsi sempre nel medesimo circolo, ma ora più a settentrione, ora più a mezzodì. Il che conferma Eudosso colle seguenti parole, che si leggono nell’Enoptro: «sembra che il Sole anch’egli mostri qualche differenza nei luoghi delle sue conversioni, ma molto meno manifesta, ed affatto piccola»1. Noi avevamo già appreso da Aristotele, che nella mente d’Eudosso le digressioni del Sole in latitudine erano minori che quelle della Luna; la frase precedente tratta dall’Enoptro mostra, che esse erano da lui ritenute come piccolissime, e come appena sensibili all’osservazione. Le espressioni comparative contenute in questa frase si riferiscono senza dubbio alla Luna, di cui Eudosso aveva ragionato prima. Quale fosse veramente l’inclinazione, che all’orbe solare Eudosso attribuiva, non è più possibile indagare; nulla del pari si può sapere intorno al periodo delle rivoluzioni dei nodi dell’orbe solare sull’eclittica2, e della posizione che a questi nodi si attribuiva in un dato tempo.

Fra gli astronomi, dei quali Attalo dice, che ammettevano la nutazione dell’orbe solare, noi possiamo mettere in prima linea Callippo, il quale, come vedremo, attribuì al corso del

  1. ...λέγεται γ´ οὖν ἐν τῷ Ἐνόπτρῳ οὕτως. φαίνεται δὲ διαφορὰν τῶν κατὰ τροπὰς τόπων καὶ ὁ ἥλιος ποιούμενος· ἀδηλοτέραν δὲ πολλῷ καὶ παντελῶς ὀλίγην.Hipparchi in Phænomena Arati nell’Uranologio del P. Petavio, p. 198. L’Enoptro di Eudosso era, al pari de’ suoi Fenomeni, un trattato d’astrognosia, dove insieme colla descrizione delle costellazioni, delle coincidenze del loro levare e tramontare, si tratta dei principali circoli della sfera. L’uno e l’altro hanno formato la base principale del notissimo poema d’Arato.
  2. Da un luogo di Plinio (Hist. II, 47) si potrebbe forse argomentare, che il moto dei nodi si facesse in un periodo quadriennale: Omnium quidem (si libeat observare minimos ambitus) redire easdem vices quadriennio exacto Eudoxus putat, non ventorum modo, verum et reliquarum tempestatum magna ex parte. Et est principium lustri ejus semper intercalario anno canieulcæ ortu.