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Pagina:Scientia - Vol. IX.djvu/326

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a 50° lat.). Ambedue i calcoli sono suscettibili di critica, ma certamente più il primo, cui è applicabile l’argomento dello Schiaparelli, mentre il secondo, pur non tenendo conto dell’azione moderatrice delle correnti aeree ed acquee, parte dai dati concreti esprimenti le condizioni attuali. Vediamo tuttavia che tali variazioni (certamente esagerate) non sono sufficienti a spiegare l’abbassamento di 4° o 5° necessario per giustificare l’espansione glaciale; e infatti l’Ekholm, che di fronte al grande problema glaciale aderisce con Arrhenius a un’ipotesi meteorologica, applica questi risultati di un’ipotesi astronomica al problema minore delle variazioni postglaciali del clima, sulle quali però geologi e biologi non hanno ancora trovato l’accordo. Spitaler invece, per rafforzare il suo risultato, ricorre come Croll alle variazioni dell’eccentricità. dimostrando p. es. che colla massima obliquità dell’eclittica (27.31) e la massima sua eccentricità (e=0,07775) a 60° lat. si avrebbero -32°.04 e +15°.07 come temperature rispettivamente del gennaio e del luglio; colla minima obliquità (21º. 20) e l’eccentricità nulla si avrebbero invece 16.017 e +11.18. Condizioni così estreme dell’eccentricità non si veverificarono negli ultimi periodi di massima e minima inclinazione che rimontano secondo Spitaler a 29400 e 14400 anni a. C. Mentre poi Ekholm riferisce i periodi freddi a periodi di minima, Spitaler li riferisce a periodi di massima obliquità; le ere glaciali risponderebbero cioè a inverni rigidi ed estati calde, cioè a condizioni climatologiche, che sappiamo contrarie a quelle che favoriscono le espansioni glaciali.

Anche lo spostamento dei poli si credeva di averlo messo definitivamente a riposo coll’argomento che la glaciazione quaternaria abbracciava i poli (nella loro posizione attuale) da tutte le parti, chiudendoli, come si disse argutamente, in trappola. Inoltre, anche ammettendo che le grandi glaciazioni abbiano predominato nel bacino atlantico, e possano attribuirsi a un abbassamento del polo da questo lato, tale abbassamento dovrebbe essere stato di parecchi gradi, quando si voglia giustificare con esso un raffreddamento di 4°-5° nella regione alpina. A così enorme spostamento doveva corrispondere tale trasporto nelle masse oceaniche da mutare notevolmente la distribuzione delle terre e dei mari, ciò che i geologi escludono. Per fortuna le prove di espansione glaciale anche a basse latitudini, sia in Africa che in Asia e in America, dimostrano