Pagina:Serao - Il romanzo della fanciulla, R. Bemporad & figlio, Firenze, 1921.djvu/135

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nella lava 131


la bellissima testa Elvira Brown, facendo scintillare i suoi grossi orecchini di brillanti.

Sì, per quanto Margherita vedesse e intendesse, ella non poteva misurare la gelosia malvagia di quel vecchione, dalla parrucca rossastra, dalla dentiera falsa, dalle mani rosse e bitorzolute pei geloni, che aveva voluto la moglie giovane e bella, che la copriva di stoffe sontuose e di brillanti e la torturava coi suoi capricci schiattosi di vecchio maligno e testardo. Oh, Elvira lo sapeva bene, quello che le toccava, tornando a casa e sogguardava malinconicamente il cartoncino col numero sessantadue, mentre il signor Canavacciuolo, ubbidendo alla voce interna del marinaio che gridava: chiamate, rivolto verso la sala, gridava: — Trentotto! —

Invece Annina Manetta, quieta quieta, con la sua aria tranquilla, era profondamente soddisfatta di avere il numero sessantaquattro. Il suo innamorato, Vincenzino Spano, non era ancora giunto; sua madre, che era contraria a quest’amore, sbuffava e fremeva d’impazienza; la sorellina Adelina, una furba indiavolata, ridacchiava e mangiava ciambellette col pepe; Annina, sicura che avrebbe visto Vincenzino, conservava la sua calma di fanciulla ostinata, che nulla vale a vincere.

Due volte sua madre, nervosa e annoiata, aveva mandato in giro Adelina, la minore, per cercare di barattare il numero, volendone uno più basso, per entrare più presto, ma Adelina aveva gironzato per la sala, aveva bevuto dall’acquaiuola un bicchiere d’acqua ferrata col limone ed era tornata a mani vuote: in realtà, ella era complice della sorella, che voleva aspettare.