Pagina:Serao - Il romanzo della fanciulla, R. Bemporad & figlio, Firenze, 1921.djvu/171

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nella lava 167


paglia scompagnate, più basse, più piccole, con la spalliera rossa, con la spalliera nera: ecco tutto il mobiglio. Per arrivare a questo stanzone dove si doveva ballare, bisognava attraversare un’anticamera che aveva per unico mobiglio un grande tavolone dove posare i soprabiti e i cappelli, un altro stanzone oscuro e smobiliato, diviso in due da una tenda, dietro la quale si nascondevano i due miseri letti della madre e della figliuola; l’anticamera era illuminata da un lume a petrolio sospeso al muro, fumoso, ignobile; lo stanzone di passaggio era perfettamente oscuro.

Tutta la potenza dell’illuminazione era concentrata nello stanzone da ballo, due lampade a petrolio sul tavolino, un lume a olio sopra uno scaffale, due steariche nei candelieri del pianoforte; ma le steariche erano spente, per non farle consumare tanto presto. Alle otto, dietro la tenda dello stanzone Enrichetta cuciva della trina lavata e stirata al suo vecchio corpetto di raso rosso e aveva ancora i capelli avvolti nelle cartine, era in sottanina bianca, una gamba accavalcata sull’altra e rispondeva acremente alla voce acre, al tòno brusco di sua madre:

— Bisogna che si dichiari con me, hai capito? Io sono seccata di vedermelo per casa.

— Io anche, ti assicuro: mandalo via, se vuoi, che non me ne importa niente.

— Perchè va sempre dai Malagrida?

— Perchè vi sono io, dice lui.

— Che, che! Questo modo di agire mi dà sospetto: mi girano certe brutte idee pel capo!

— Che idee?