Pagina:Serao - Il romanzo della fanciulla, R. Bemporad & figlio, Firenze, 1921.djvu/172

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168 nella lava


— Arturo ti pianta per Eugenia.

— Eugenia è troppo brutta.

— Ma ha i denari, ha i denari, ha i denari — cantò su tre tòni la vecchia, cercando di allacciarsi un busto troppo sgangherato.

Enrichetta chinò il capo a quella parola, destinata a schiacciarla per tutta la vita. Bussarono alla porta: le due donne si guardarono, imbarazzate, erano seminude, nessuna delle due poteva andare e la serva non ce l’avevano. Temevano che fosse già qualche invitato premuroso.

— Sarà forse la colonnella, — borbottò la vecchia — le manca sempre qualche cosa. — E si rassegnò, si avvolse in un vecchio scialle, trascinando le ciabatte, andò ad aprire. Enrichetta si pettinava lentamente, guardandosi in uno specchietto verdastro, con una cera da ragazza annoiata della parte che rappresenta: quelle feste settimanali del sabato, in quella casa sporca e nuda, che la pietà del governo elargiva alla vedova e all’orfana dell’ufficiale, in quel grande caravanserraglio che è il padiglione del Divino Amore, la tormentavano, poichè mai come in quella sera sentiva la sua miseria. Sua madre ritornò borbottando.

— Che voleva la colonnella? — chiese la ragazza.

— Voleva le quattro sedie che mi ha prestate, ha delle visite.

— Brava! Le sedie saranno poche; dove si siederà la gente?

— I giovanotti non hanno bisogno di sedersi, — ri-