Pagina:Serao - Il romanzo della fanciulla, R. Bemporad & figlio, Firenze, 1921.djvu/212

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208 scuola normale femminile


dare il muro. Mettetevi al corrente per dopodomani. —

La poveretta lo guardò, spalancando dolorosamente quelle miserabili palpebre senza ciglia. E malgrado il terrore di Radente, di quella faccia di pietra, di quegli occhi malvagi, di quella voce acre, nella classe circolava un bigliettino, dove era scritta una strofetta, che variava una canzonetta popolare in voga.

               T’aggio ditto tante vote
                    Nun fa ’ammore cu Radente
                    Che è nu prevete impertinente.
                    Mette zero e se ne va.

II.

La De Sanctis restava ritta nel suo banco con le braccia piegate, la bocca ancora lievemente schiusa, gli occhi, inebetiti nella sua posizione di pappagallino umano che recita la lezione: giusto il professore di pedagogìa l’aveva interrotta a metà, mentre ella schiccherava, senza capirne nulla, le quattro leggi fondamentali dell’educazione. Infastidito da quel mormorio monotono e cretino, egli le aveva chiesto, improvvisamente, se intendesse bene la legge dell’armonia: e la poveretta era rimasta smarrita, muta, senza saper riprendere il filo: la macchinetta parlante si era arrestata. Estrada, il professore, aveva fatto un piccolo cenno di disgusto e poi si era lanciato in una lunga spiegazione