Pagina:Serao - Il romanzo della fanciulla, R. Bemporad & figlio, Firenze, 1921.djvu/233

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scuola normale femminile 229


plicato, per imparare bene l’ottica si dimentica l’acustica; l’elettricità, poi, vi confonde la testa e non si capisce più nulla....

— Io sono stata sempre sfortunata, per la storia, — esclamava Mercanti, — scommetto che mi domandano le Crociate, quelle maledette crociate, quanto sono state, nove, quindici, trentaquattro?

— E l'aritmetica, l’aritmetica, vi pare una cosa da scherzo? — chiese Luisetta Deste, sorridendo amaramente.

— Oh Dio, l’aritmetica! — ripeterono in coro quattro o cinque, di cui lo sgomento cresceva.

Intorno a Checchina Vetromile, altre si erano riunite e incalzate dall’incubo dell’esame, con la testa vuota a furia d’aver troppo studiato, si chiedevano e si davano certe ultime spiegazioni, di lettere italiane, di geometria, di chimica, finendo di stordirsi. Checchina Vetromile aveva descritto a Cleofe Santaniello, il termometro, minutamente; la Pessenda aveva due volte raccontato a Emilia Scoppa la calata di Carlo Ottavo in Italia. Scapolatiello, presso la lavagna, aveva fatto vedere a Carmela Fiorillo, come si trova il raggio minore del tronco di cono; e quelle che ascoltavano, assorte, come in sogno, ripetevano, balbettando, la spiegazione. Sola, in un angolo, Giustina Marangio, già uscita di collegio, già vestita di nuovo, si dondolava sopra una sedia, canticchiando: sola, in un cantuccio. Isabella Diaz, che aveva ricucito dei nastri ritinti in verde, al suo vecchio cappello, stringeva nelle mani la sua borsetta. Poi, come suonavano le nove, un silenzio profondo si fece: la bidella Rosa comparve sotto