Pagina:Serao - Il romanzo della fanciulla, R. Bemporad & figlio, Firenze, 1921.djvu/275

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zitellona, si fermarono sui ferri, come immobilizzate. Poi si passò una mano sulla fronte, quasi a diradarne una nube: fredda la mano, freddissima la fronte.

— Dopo la stazione, dove sei stato? — ricominciò la bionda e terribile inquisitrice.

— Ti ho cercata in piazza.

— Non è vero niente.

— Te lo assicuro.

— Non è vero: non dire una bugia.

— Domanda piuttosto a Luisa Ciccarelli e a suo marito: sono stato con loro.

— Domanderò: ho visto Luisa alla messa, avea un cappello rosso che le stava malissimo, era gialla, era orrenda.

— Era orrenda: ma il cappello era verde e la faccia era color terra, — esclamò l’innamorato con voce trionfante, non essendosi lasciato cogliere in trappola.

Rideva Mimì Sticco, la furba che aveva teso il tranelluccio, dove Federico non era cascato; rideva anche, sottovoce, Chiarina Oliver: ma dietro le stecche verdi, nessun sorriso sfiorava le labbra violacee di Emma. Ella badava che le maglie doppie fossero a destra e a sinistra della bacchetta, tutte eguali, in modo che la calza discendesse bene sino al tallone. Udiva tutto il discorso dei due giovanetti, lo udiva quel giorno, come da due mesi, sopra i melagrani fioriti dell’orto Tarcagnota, sopra la verdura larga e fitta dei fichi dell’orto Oliver: e al chiacchiericcio ora allegro, ora sentimentale dei due innamorati, si accompagnava lo stridìo di certe cicale; e il ponente portava talvolta un cattivo odore di cuoio conciato o di canapa