Pagina:Serao - Il romanzo della fanciulla, R. Bemporad & figlio, Firenze, 1921.djvu/38

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34 telegrafi dello stato


— Non ha potuto averlo.

— Avrà anche lui fatto il Natale solo, poverino. È per lui che ti dispiace? —

Clemenza Achard scosse il capo, come per dire di no, ma le lagrime le scendevano per le guancie, lente lente, senza singulti. Maria Vitale vedendola piangere, contristata per sè, per la compagna, affogata dal raffreddore, cominciò a singhiozzare fortemente.

— Che avete. Vitale? Perchè piangete? — domandò la direttrice.

— Niente, niente, — borbottò quella fra i singiozzi, lamentandosi, tossendo, soffiandosi il naso.

— Come, niente? Perchè piangete? Dite. —

Piango perchè ho il raffreddore, ecco, — fece l’altra, con un dispetto bambinesco.

— Fortunata te, che non hai altri motivi di piangere, — mormorò Giulietta Scarano.

— Sei una fanciullona, Vitale, — intervenne Annina Pescara, — respira dell’ammoniaca, per guarire.

— Ma che! È meglio una buona tazza di thé, — suggerì Peppina Sauna.

— Non dare ascolto, Vitale, — gridò Ida Torelli, — cacciati sotto le coperte e cerca di sudare questa notte: domattina, sarai guarita,

— Vitale, non far nulla di questo, figlia mia, — disse Caterina Borrelli, ridendo.

Vi fu un movimento in ufficio. Napoli Prefettura aveva comunicato una circolare all’Ufficio centrale, in cui si avvisavano tutti i prefetti e sottoprefetti del Regno di sequestrare il numero 358 del giornale La Spira, poiché il suo articolo intitolato il Monarcato che