Pagina:Serao - Il romanzo della fanciulla, R. Bemporad & figlio, Firenze, 1921.djvu/52

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48 telegrafi dello stato


riti. E in processione, silenziose, con un’aria decisa e un contegno fiero, ognuna andò a scrivere qualche cosa. La prima Rachele Levi, una israelita, piccola, bruttissima, sempre piena di gioielli, scrisse che avrebbe ogni giorno prestato un’ora di più di servizio. Grazia Casale, la bruna grassotta, tutta profumata di muschio, scrisse che avrebbe prestato servizio per sé e per sua sorella Serafina, che era inferma. Adelina Markò, sarebbe rimasta di giorno sino alle cinque e ogni sera sino a mezzanotte. Emma Torelli: farebbe cinque ore di servizio straordinario, ogni giorno. Ida Torelli: come sua sorella. Peppina De Notaris: sarebbe venuta alle sette, andata via a mezzogiorno; ritornata alle quattro, andata via a mezzanotte. Peppina Sanna: farebbe il servizio completo, dalle sette del mattino alle nove della sera: chiedeva solo due ore, per andare a pranzo. Maria e Pasqualina Morra: sarebbero venute dalle sette del mattino a mezzanotte, chiedevano due ore per andare a pranzo. E così tutte le altre, di ambedue i turni, senza eccezioni, salirono di offerta in offerta, sino a che l’ultima, Caterina Borrelli, scrisse col suo grosso carattere storto, questa dedizione completa: sono a disposizione della direzione. Ma sotto queste ultime parole fu attaccato un pezzettino di lettera: Maria Vitale scriveva da casa sua, dal letto, dove la bronchite l’aveva gettata per la terza volta, che sentendosi meglio, avrebbe fatto tutto il possibile, per venire a fare il suo dovere.

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Che giornata fu quella di domenica, otto aprile! Alla mattina piovvero, come fitta gragnuola, tele-