Pagina:Serao - Il romanzo della fanciulla, R. Bemporad & figlio, Firenze, 1921.djvu/88

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84 per monaca


invece di mortificarvi a cucire? Ti faccio dare mille lire, pei tuoi bimbi, Eva mia, se smetti di cucire quel tuo grosso pezzo di tela: oggi lo dico a papà, che ti mandi queste mille lire. Smetti, Evuccia, smetti. Forse che le ragazze nobili cuciono? Io non so cucire.

— Mi pare strano, — osservò Anna Doria, malignamente.

Infatti Eugenia d’Aragona, che portava con sè sessanta milioni di dote, che riuniva in sè la nobiltà di tre famiglie, Aragona, Ognatte, Mexico, che aveva terre in Europa, e in America, che possedeva dodici diversi feudi, ed era imparentata coi Borboni di Spagna, con gli Orléans di Francia, era una figliuoletta che il duca d’Aragona aveva avuto da una sarta. La bella e buona duchessa d’Aragona, colpita da sterilità; adorando suo marito, vedendo che la immensa fortuna andava a perdersi nelle mani di nipoti indegni, aveva voluto che il marito legittimasse e adottasse la povera figliuoletta della sarta: e questa creatura, dalla strada, era salita quasi sopra un trono, adorata dal padre, adorata stranamente dalla madre adottiva. Ella aveva conservata una semplicità un po’ rude, che nessuna istitutrice inglese aveva potuto modificare, una bontà chiassona, aveva acquistato la prodigalità noncurante di chi non deve contare; e della sua origine non si vergognava: la malignità di Anna Doria la fece ridere.

— Ragazze, se andassimo tutte a casa, a colazione? Finitela con questi bimbi senza camicie, venite via, diremo a mammà che vi mandi cento camicie, per queste creature. Venite, ci sono a casa dei vestiti che debbo mostrarvi e una scimmietta che ho comprato;