Pagina:Serra - Scritti, Le Monnier, 1938, I.djvu/100

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antonio beltramelli 53

rebbe cantare: e ci dà infine, intorno a una impressione mal definita e per se stessa debole, un commento liricamente appassionato. Non la bella figlia ci appare, ma alcuna sua qualità astratta, sorriso, balenio, ardore; illustrata con immagini molto generiche. Alla fine una cosa semplice è detta con ricercata solennità. Eppure, non si può dire che l’insieme sia brutto: o almeno, non è volgare.

Nella stessa novella la visione di Fiora addormentata sorge alla fantasia di un innamorato. «Non eran forse in quel riposo aspettante le dolcezze delle albe prime?» (Questa è la battuta, che chiude la strofe della visione; si sente la pretesa e la vanità. Poi riprende con lirica abbondanza). «Frutto di more, soavità di biancospino, profumi di giardini e di vigne, e candori d’alabastro, tutto sarebbe stato suo....».

Ormai, la maniera si vede; osserviamola in un saggio più pieno. Le «belle figlie del mare» son parte principale di una novella, Il gioco, dove si vedono prender diletto gaio e crudele di un povero mostriciattolo. Il poeta le presenta così: «Andavano a gruppi le gioconde figlie del mare e delle sabbie ardenti, a stuoli numerosi chè la pesca è un opera grave! Partivano al levarsi della diana, seminude coi brevi capelli disciolti, e, poichè l’aurora saliva nei cieli erano su la spiaggia a gettare le reti».

È il preludio; date le abitudini dello scrittore, è abbastanza misurato. Ma il calore crescerà a mano a mano. (Mi contento di sottolineare qualche particolare dove il buon traduttore si dimostra più ingenuamente).

«L’energica vita le aveva rese agili come fiamme guizzanti, forti come tenaglie e non v’era