Pagina:Serra - Scritti, Le Monnier, 1938, I.djvu/134

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per un catalogo 87

acquistate prima il mio gusto, che sentivo diverso.

A quegli anni, altri successero, in cui il corso della vita mi allontanò materialmente e profondamente dal vecchio grande animo che si spegneva; e anche l’altra più modesta e cara luce, che agli scolari meglio rifletteva qualche raggio attenuato ma intimamente vivo di quel tramonto, Severino era venuto meno.

Ho voluto ricordare circostanze che possono parervi meschine, e sopra lutto oziose, ma mi sembrava, necessario separar berne gli episodi di una esperienza personale e contingente da quella conchiusione più larga a cui mi sento portato. Io non voglio ritornare al Carducci per forza di abitudine o di scuola o di simpatia sentimentale. Se farò di lui il mio maestro di civiltà, voglio che la scelta sia libera e consapevole delle sue ragioni, pura, non dico già di movimenti umani, ma di vanità e di indulgenze interessate, e sopra tutto chiara, senza pieghe nascoste.

Dirò lo stesso del Croce, più brevemente. Dal 1895 in poi egli è entrato nel mio pensiero a poco a poco; non ho avuto sentore chiaro di lui e del suo lento crescente dominio, tino al giorno in cui me lo son trovato davanti intero. La mia esperienza di lui cominciava, come quella di tanti altri, da quella forma dell’erudito preciso e onesto, che sorse un giorno attraverso le recensioni del Giornale storico; e cresceva poi senza sospetti a furia di giunte e di successivi ritocchi, accettando la chiarezza del suo argomentare prima sopra un punto e poi sopra un altro di questioni letterarie circoscritte, e quindi fermandosi sulle sue idee come per confronto con altre di pensatori apparentemente più interessanti, con una curiosità che