Pagina:Serra - Scritti, Le Monnier, 1938, I.djvu/213

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


ù era .SCRITTI 1>I RENATO SERRA faticoso, si <‘hc* più grata riesce, a tratti, la fa¬ tica felice: l’indovina tua voce mi chiede» s'nllo, a 1 cristalli, fiorimi, languide stelle, gli occhi cari, Sentite quel non «o che ili inciso, ili cinci¬ schiato, la premura, e (piasi rancura di dire parte a parte la cosa che vorrebbe sfuggire? Quante vir¬ gole, a segnar quasi l’intarsio ili queste tesserule poetiche, ma anche quanta vivezza, e forza nuovo ! Questa è la grazia e il sapore dell’elocuzione, che notammo già in Severino ; questa è la bontà di quei versi che ad ora ad ora gli sgorgano, con più sollevato e spazioso respiro : Così spesso io sentii là sotto il Reno, dove nacqui, cantare i potatori, mentre il sole, calando, pc ’l sereno e su’l verde gettava aurei bagliori: Kli aliti della terra nel mio seno ricevendo lo fremeva insieme a’ fiori, provavo In letizia ohe dal pieno petto dilaga nel gran mugghio a i tori. Dovrò io ripetere quei versi che ognuno ha quasi a memoria, quei versi in cui la figura ili Severino è più compita e vicina a noi, e l’odore ili giovinezza e la simpatia dell’uomo modesto buono semplice si fondono con la grazia e con la modestia del suo dire, tanto che non si sa quale in line rimanga cosa più cara? Mite è qua rfù il novembre come da noi l’aprile, e m’offrono i ragazzi il fior de le viole; ma se ne l'aria un palpito trema primaverile, ma se lucente e biondo sorge e riscalda il sole, là su. di là da i monti, alta la neve scende: al fuoco la salsiccia odora e il vino splende.