Pagina:Serra - Scritti, Le Monnier, 1938, I.djvu/408

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LE LETTERE 3(51 I professori die son saliti alle cattedre nel¬ l’ultimo decennio, e quelli che si preparano a sa¬ lirvi domani, hanno buttato via la muffa, e son pieni di pretese verso la cultura, le idee, la cri¬ tica, l’estetica. Invece di limitarsi ai codici e agli archivi e agli schedari, fanno delle conferenze, scrivono di letteratura moderna, ricercano magari le fonti del D’Annunzio, o disegnano delle mono¬ grafie sul Carducci ; fanno la concorrenza ai gior¬ nalisti insomma, si insediano nelle quinte colonne e nelle pagine dei maga-mines, quando non si deci¬ da no addirittura a piantar la, cattedra o a chieder l'aspettativa per entrare nella letteratura mili¬ tante. D’altra parte i giornalisti salgono sulle cat¬ tedre; e il pubblico pensa timidamente che non ne siano mai discesi ; tanta severità scientifica ha invaso da anni le colonne dei quotidiani; anzi si direbbe che i giovani pensatori che vi eserci¬ tano le loro funzioni difficili siano essi i profes¬ sori veri, a cui anche gli altri, gli studiosi e i lavoratori già maturi, guardano con invidia, men¬ tre aspettano trepidando il cenno di lode o di bia¬ simo; e c’è tanta autorità e tanto prestigio in ciò, che non ci accorgiamo neanche più della noia. II vero è che quel cosi detto idea le critico nuovo è rappresentato in un modo più pronto e più intero e quasi diremmo più legittimo dalla critica giovane; e quel tanto di provvisorio e di relativamente insudiciente, che la fretta giorna¬ listica comunica per forza agli episodi del lavoro, non ne diminuisce però il valore di principio e di diritto. E poi, il pubblico guarda a questo: e questo è il canone di cui si serve, più o meno consape¬ volmente, per intendere e per misurare le altre