Pagina:Serra - Scritti, Le Monnier, 1938, I.djvu/52

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giovanni pascoli 5

che metà dei Conviviali; ma sotto una forma anche più interessante. Poichè si vede a nudo quel ch’egli sente dei classici. Si vede quel ch’egli ama di Omero; cioè la materia in se stessa, in ciò che ha di fantastico e di favoloso, in ciò che arieggia le fole che si contano ai bimbi.

La poesia è nelle cose stesse, nei fatti: sì che la parte essenziale del poema è la figura d’Achille, inteso come l’eroe del dolore; o di Odisseo, l’eroe dell’odio. Dai casi loro si cavano lezioni morali; del dovere, della grandezza, dell’animo sereno, della forza tenace che mantiene la vita; ma sopra tutto si cavano simboli e sensi del vivere umano, dell’errore, del sogno.

Nella lettura poi si trova una serie di pezzi, dove il punto, sul quale lo spirito del raccoglitore vuole insistere, si rivela nei titoli; che son come questi: — la madre, il pianto dell’amico, il dovere dell’eroe, il momento eroico, il cuore d’Achille, il supremo rimpianto, il supremo conforto. — Quel punto è fuori dei versi, è nell’argomento, nel motivo, nella cosa.

Lo stesso intendimento si mostra al tradurre. Sono esametri o cascanti o aspri che per se stessi non hanno alcuna consistenza nè di ritmo nè di stile; lo scrittore li ha lasciati andare senza studio e si è compiaciuto di lasciarli andare così, perchè in essi fosse la cosa che Omero aveva detto e nulla altro. Vi cade bene in mezzo qualche oh!, qualche sì!, come i piccoli gridi di fanciullo meravigliante e sazievole.... ma questo è un altro discorso.

Per tornare al libro, troppe cose si vorrebbero notare: che il Pascoli non vuole citare mai autori, non vuole mostrare scrittori, ma piuttosto quelle cose che di per se stesse, al suo parere,