Pagina:Sextarius Pergami saggio di ricerche metrologiche.djvu/52

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del Vasine per istabilire la base delle loro misure di capacità, perchè essa godette sempre la reputazione di una sorprendente leggerezza. Infatti il nostro poeta, che tra il 1112 ed il 1120 cantava le lodi della sua città natale, osava asserire: «quest’acqua, priva com’è di gravità, s’infiltra per le viscere, ricrea le stanche membra, risana i corpi languenti. Ma perché tu non pensi che queste cose sieno dette a caso, potrai colla esperienza persuaderti che non sono prette invenzioni. Prendi quattro vasi ripieni di quest’acqua, tre di altra, poni gli uni e gli altri sopra una giusta bilancia e vedrai questa pendere, cosa meravigliosa dal lato in cui si trova la minore quantità di acqua. Che se brami lenire i furori di Bacca, piglierai due vasi d’ineguale capacità. Nell’uno verserai tre misure di altr’acqua, nell’altro quattro di quella del nostro fonte, e ti accorgerai che perde maggiormente del suo sapore quel vino, che fu unito alla minore quantità (162).» Naturalmente in queste asserzioni bisogna lasciare una larghissima parte alla immaginazione del poeta, che nella lontana Bisanzio richiamava al suo pensiero i giovanili ricordi del luogo natio (163): nullameno esprimeva un concetto non guari diverso anche lo Statuto quando notava, essersi prescelta l’acqua del Vasine « cum sit naturalis per se et non mixta cum aliis aquis (164).» — Questa riforma poi delle misure di capacità era stata fatta unicamente pel vino e conseguentemente per l’aceto (165), mentre per gli altri liquidi, a cagion d’esempio gli olii, si tornò all’antico sistema del peso: lo prova il fatto che l’olio fino al 1305 si misurò colla Emina e poi si pesò (v. sopra § 2), lo prova poi la