Pagina:Sonetti romaneschi II.djvu/154

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ER FORNARO FURBO


 
     Cuer panzanera1 der Curato mio
Nun me guardava ppiú ssino da ggiugno.
Che ddiàscusci2 averà, discevo io,
Sto frate cane che mme svorta er grugno? 3
              
     Che ffò! Mm’infirzo un giorno er cudicugno, 4
E jje faccio la caccia in borgo-pio:
Passa: io me caccio er fongo ar Padre Zugno: 5
Lui secco secco m’arisponne: “Addio„.
              
     E io: “Padre Curato, in parrocchietta 6
Troverete una pizza...„ “Oh Mmeo! bbon giorno.
Cosa fai, fijjo mio? come sta Bbetta?
              
     Checchino cresce? te va bbene er forno?„.
M’acchiappa er zampo,7 me sce dà ’na stretta,
Poi curre a ccasa; e cche cce trova? Un corno.


Roma, 24 novembre

no match

1832 - Der medemo


  1. Nome dato a’ più abbietti della plebe.
  2. Diavolo.
  3. Viso.
  4. Abito.
  5. Nome di sprezzo.
  6. Stanza di residenza del parroco.
  7. Mi afferra la mano.