Pagina:Sonetti romaneschi II.djvu/302

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292 Sonetti del 1832


ER PRESEPIO DE LI FRATI.


 
     Sémo stati a vvedé ssu a la Rescèli1
Er presepio, ch’è ccosa accusì rrara,
Che ppe’ ttiené la ggente che ffa a ggara
Ce sò ssei capotóri2 e ddu’ fedeli.3
              
     L’angeli, li somari, li cammeli,
Si li vedete, llì stanno a mmijjara:
C’è una Grolia, che ppare la Longara;
E cce se pò ccontà lli sette sceli.

     Indietro sc’è un paese inarberato,
Dove sarta sull’occhi un palazzino,
Che ddev’èsse la casa der curato;

     E avanti, in zu la pajja, sc’è un bambino,
Che mmanco era accusì bbene infassciato
Er fio de Napujjone piccinino.

Roma, 27 dicembre 1832.


  1. La chiesa di S. Maria in Aracoeli sul Campidoglio, di cui vedi i sonetti… [Le Cchiese ecc., 15 genn. 32, nota 27; Er Presepio ecc., 12 detto; e parecchi altri]. Essa è di giurisdizione del popolo romano rappresentato dai Conservatori.
  2. Milizia capitolina, come suona il nome. Essa è formata dai capi d’arte della città e incede in uniforme rosso. Non sono però nè in numero nè di spiriti da dare gelosia a chi tutto il potere del Campidoglio usurpò.
  3. Famigli della Camera Capitolina de’ Conservatori di Roma, vestiti d’una curiosa livrea gialla e rossa. Sono essi tutti di Vitorchiano, uno de’ quattro feudi del popolo romano, e traggono il loro nome e la loro esistenza da una origine storica, come si vuole, dell’antica Roma.[“La vera origine dei Fedeli è questa. Circa il 1262, regnando Urbano IV, il Comune di Vitorchiano fu dal Senato Romano, per sue urgenze, impegnato a Giovanni degli An-