Pagina:Sonetti romaneschi II.djvu/303

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Gloria. Così chiamasi nei presepi un direi quasi imbuto di nuvole, in fondo alle quali scorgesi il Padre Eterno col suo triangolo dietro al capo, chiamato dal popolo il cappello a tre pizzi del Padre Eterno. </ref> che ppare la Longara; 1
E cce se pò ccontà lli sette sceli. 2
              
     Indietro sc’è un paese inarberato 3
Dove sarta sull’occhi un palazzino,
Che ddev’èsse la casa der curato;
=== no match ===

              
     E avanti, in zu la pajja, sc’è un bambino,
Che mmanco era accusí bbene infassciato
Er fío de Napujjone4 piccinino.


Roma, 27 dicembre 1832 - Der medemo


  1. Via di Roma che corre tra il Tevere e il Gianicolo, dalla Porta di Settimio Severo (Settimiana) a quella di Leone IV (di S. Spirito), restate senza alcun ufficio dopo l’addizione della Città Leonina al Trastevere e a Roma, fatta da Urbano VIII.
  2. Numero preciso de’ cieli del Cristianesimo.
  3. Inalberato: posto nell’alto.
  4. Napoleone.