Pagina:Sonetti romaneschi II.djvu/414

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PIAZZA NAVONA


 
     Se1 pò ffregà2 Ppiazza-Navona mia
E dde San Pietro e dde Piazza-de-Spaggna.
Cuesta nun è una piazza, è una campaggna,
Un treàto,3 una fiera, un’allegria.
              
     Va’ dda la Pulinara4 a la Corzía, 5
Curri da la Corzía a la Cuccaggna: 6
Pe ttutto trovi robba che sse maggna,
Pe ttutto ggente che la porta via.
              
     Cqua cce sò ttre ffuntane inarberate: 7
Cqua una gujja8 che ppare una sentenza:
Cqua se fa er lago9 cuanno torna istate.
              
     Cqua ss’arza10 er cavalletto11 che ddispenza
Sur culo a cchi le vò ttrenta nerbate,
E ccinque poi pe la bbonifiscenza.


Roma, 1° febbraio 1833


  1. Si.
  2. Qui significa ridere.
  3. Teatro.
  4. La Piazza di S. Apollinare, che confina con Piazza Navona dalla estremità settentrionale.
  5. Sentiero di passaggio che attraversa Piazza Navona nella sua metà
  6. Nome della estremità meridionale della piazza.
  7. Inalberate, cioè: “ritte„.
  8. Obelisco egizio appartenente già al Circo di Caracalla, ed ora qui elevato sopra la maggior fontana nel centro della piazza per opera del Bernini.
  9. In tutti i sabati e le domeniche del mese di agosto si allaga questa piazza, occasione di concorso e di allegrezza pei Romani.
  10. Si alza.
  11. Specie di supplizio, creduto necessario alle natiche del nostro volgo.