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l’idea, il concetto ed il fatto dell’indipendenza ed unità d’Italia, di cui furono i fattori più strenui ed illustri.
IX. E dalli, sig. Morisani! «Bolani avvicinato da’ più contrarii al Governo ch’egli rappresentava, lasciava fare, i più furbi non lo abbandonavano d’un passo, ed ebbero cura di sottrarre dal gabinetto particolare dell’Intendente le carte più interessanti. Questi uomini poi nel momento del loro trionfo neppure gli furono riconoscenti della sua condiscendenza.» I più contrarii al Governo costituzionale ch’io rappresentava (costituzionale non dinastico, signor Morisani) non furono allora i liberali, ma gli arrabbiati partigiani del passato, i quali mentre congiuravano ne’ loro covili, e non sapevano perdonare a Francesco II di aver data la costituzione, scomparvero poi tutti come trepidi conigli, quando era il momento d’impugnare i fucili, e correre alla difesa del trono borbonico, che stava per andare in pezzi. E cotesti uomini erano quelli che, a detta del Morisani, volevano lealmente il mantenimento della costituzione, come lealmente il volevano le Guardie Urbane ed i Gendarmi, per ubbidire al Re che con tanta spontanea lealtà l’aveva concessa a’ suoi sudditi! Non so poi davvero chi sieno stati questi furbi che non mi abbandonavano d’un passo, nè so tampoco quali carte abbiano sottratte dal gabinetto dell’Intendente: ed aspetto che il Morisani mi fornisca intorno a ciò le occorrenti spiegazioni per mio disinganno. Questo solo io so che taluni furbi di vario colore volevano atteggiarsi a miei consiglieri, e farmi regalo de’ loro disinteressati suggerimenti, gli uni esortandomi ad oppormi con risolutezza alle mene rivoluzionarie ordinando arresti e proscrizioni, gli altri spingendomi a rompere gl’indugi, a far tavola rasa di tutti gl’impiegati dell’Intendenza, ad affrettare gli avvenimenti, a recarmi in Messina per complire il General Garibaldi, ed offrirgli le chiavi della città. Ma sì agli uni che agli altri io risposi che