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Ciò portò una concitazione generale nel popolo che cominciava ad accalcarsi; ma mediante l’attiva cooperazione di questo Comandante delle armi della Provincia, e di parecchi Uffiziali di linea, fu sedato ogni timore di tumulto, promettendo soddisfazione a’ cittadini. Intanto si venne a sapere che i detti individui, fuggiti da Messina e sbarcati in Reggio, erano tutti affiliati ed assoldati dalla vecchia polizia di colà, i quali fuggivano da quella città per l’avvicinarsi di Garibaldi. Ciò produsse siffatta irritazione nel popolo che avrebbe voluto gittarsi addosso a tali persone e farne sterminio, tanto più che si vedeva essere protetti da’ Gendarmi, i quali non volevano consegnarli. In questo frangente ho veduto il bisogno di unirmi alle altre Autorità, nello scopo non solo di far rientrare la calma negli animi, ma anche di salvare quegli sciagurati da qualunque pericolo. Unitomi dunque col comandante delle armi della Provincia sig. Cesare Gallotti, col Sindaco di questa città Cav. Domenico Genoese Zerbi, col Tenente della Gendarmeria Gaetano Murena, e col Capitano della Linea Michele Paglia, ci siamo prima adoperati che il popolo stesse calmo, promettendo che avremmo prese le misure convenienti, perchè fosse impedito qualunque ulteriore pericolo per la città. Intanto la Guardia nazionale accorsa in gran numero conteneva il popolo a non avvicinarsi alla caserma della Gendarmeria, e raccomandava la quiete. Ciò fatto i detti signori Comandante, Sindaco, Uffiziali ed io ci siamo avviati verso la Gendarmeria con animo di dimostrarle che la Guardia nazionale non aveva avuto menomamente l’intenzione d’inveire contro i Gendarmi, ma che con modi civili aveva chiesto la consegna di quegl’individui siciliani, ch’erano stati causa della pubblica commozione.
La Gendarmeria nondimeno, al primo vederci, aizzata da alcuni malvagi della stessa arma cominciò a gridare minacciosa che non ci fossimo avvicinati, e riunitasi colle ba-