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II. E per verità, dalle stesse premesse non isfuggite all’arguto criterio del Morisani, emerge ad evidenza che le cause efficienti de’ fatti del 1860 furono quelle da lui menzionate, e che io quì noto e raccolgo, per meglio cavarne il costrutto.
Le raccolgo e trascrivo colle sue stesse parole:
1.º La vitale necessità dell’indipendenza d’Italia;
2.º L’impossibile sistema di reazione adottato da Ferdinando II.º dopo il 15 maggio del 1848, con persecuzioni e vendette;
3.º La politica impopolare, perchè antinazionale, del suo governo;
4.º Il numero di malcontenti accresciuto dalle basse persecuzioni;
5.º La tolleranza di abusi in chi era delegato a punirli;
6.º La libertà di azione assicurata al Piemonte dalla pace di Villafranca, mediante il pattuito principio del non intervento;
7.º L’entusiasmo de’ popoli, a cui si facea già sentire il concetto dell’Unità nazionale;
8.º I rigori della polizia borbonica (era già re Francesco II) che resa più arbitraria, esasperava maggiormente colle persecuzioni, senza colpire nel segno;
9.º L’illusoria amnistia;
10.º La decretata cancellazione delle liste degli attendibili che con istruzioni segrete agl’Intendenti veniva disdetta;
11.º Il discredito, in cui era caduto il Sovrano, che per colpa de’ suoi Consiglieri, perdea l’affezione dei sudditi;
12.º La sua decadenza, segnata da lui stesso, col dar fuori tempo la costituzione; (cioè quando vedutosi coll’acqua alla gola, sperava di non affogare gittando quell’ingoffo ai suoi popoli, i quali gli avevan già perduta ogni fede dal momento che egli salito al trono, dopo la morte del padre, aveva annunziato a’ suoi amatissimi sudditi, che nel governare avrebbe seguito le sante orme del suo augusto genitore.