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| cronachetta | 149 |
di settanta anni, tanto più è da tenersi veridico, ed onorevolissimo alla fama del celebre Frate, in quanto che lo Spagnolio gli fu contemporaneo, ed ebbe l’agio di conoscere, senza rabbia di partito, la verità di quell’avvenimento. Ed io debbo compiacermi di essermi trovato concorde col citato giudizio dello Spagnolio, e di aver cercato di purgar la fama del Campanella dalle odiose imputazioni gravategli dal Giannone, e ripetute dal Botta; e ciò prima di leggere la ritrattazione dignitosa dello storico reggino, della quale non mi è venuta notizia che quando già il mio lavoro era compiuto in ogni sua parte. Tutti sanno l’elegante libro che della Vita e Filosofia del Campanella scrisse il mio egregio amico e chiarissimo letterato Michele Baldacchini. Ma io dissento da lui in qualche parte.
Festa dell’Osanna. Tra le funzioni che nel corso dell’anno facevansi nella Chiesa di S. Maria la Cattolica, ed ove era ad ammirarsi la maestà delle greche cerimonie, e la gravità del canto senza musicali strumenti, era magnifica soprattutto la funzione che celebravasi nella domenica delle Palme. Ecco quel che ne dice Pietro Pompilio Rodatà nella sua opera intitolata Dell’origine, progresso e stato presente del rito greco in Italia: «Il Protopapa, corteggiato dal suo Clero, incamminavasi dalla Chiesa della Cattolica all’altra detta di S. Croce di sua dipendenza; dove, a vista di un prodigioso concorso di popolo, e con festivo plauso della città, faceva la solenne benedizione delle Palme. Il sito, dove sorgeva la Chiesa di S. Croce, ora distrutta, ritiene di presente l’antica denominazione d’Osanna, (o come dicesi tuttavia dal volgo Sannà). La colonna, sulla quale il popolo divoto riponeva le palme perchè ricevessero la benedizione nel rito greco, è stata trasferita nell’atrio della Cattedrale, e si riguarda come un insigne monumento della greca antichità».
1643. Regio Segreto e Maestro Portulano Ambrosio Barone.
1667. In questo anno i Sindaci mossero lite in Napoli ed in Roma contro monsignor Matteo di Gennaro, per alcune prepotenze da lui fatte al Capitolo e Clero, ed a privati cittadini, e specialmente per aver proibito al Cantore Abate Massimiano Turbolo la mozzetta, ossia ferula che lo stesso aveva ottenuta dalla Sagra Congregazione debiti. Il Consiglio generale a sostener la lite elesse deputati Francesco Logoteta, Antonino Filocamo, Tobia Sirti, Giovanni Melissari, e Francesco di Decio Foti; i quali scelsero l’Abate Paolo Filocamo agente sostituto a recarsi in Napoli ed in Roma per attitare il giudizio; ed a tal uopo destinarono una competente somma di danaro, ordinando all’Erario Paolo Perrone, che dovesse sborsarlo sull’introito delle gabelle. Ma non pare che gli effetti sieno risultati favorevoli a’ querelanti.