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Pagina:Spanò Bolani - Storia di Reggio Calabria, Vol. II, Fibreno, 1857.djvu/169

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monete reggine 159

parando oltre a ciò la poca durata di questa tirannide colla lunghissima dello stato popolare, chi può asserire e storicamente provare che i Reggini si fossero compiaciuti del reggimento monarchico, a segno da farne commemorazione sulle monete loro? E se tali monete ricordano, a detta del Mazzocchi, tempi di regio principato, come poi egli medesimo esce a dire che esse non sieno anteriori alla legge Giulia, affermando anche un’altra cosa non vera, cioè che i Reggini abbiano battuta moneta autonoma sin dopo la citata legge? E quello che mi fa maggior meraviglia è che a questa opinione del Mazzocchi circa il regio principato de’ Reggini abbia fatto eco il Morisani, il qual pure conosceva così profondamente le vicende storiche della patria nostra.

Io reputo, nè forse vado errato (checchè ne dica il Mazzocchi), che le dette antiche monete debbano riferirsi, o a tempi di Anassila, come inclina a credere il Morisani, ovvero, a mio giudizio, ai primordii delle colonie calcidesi e messeniche, quando naturalmente la Repubblica Reggina, per la mischianza della nuova gente, cominciò a lasciar molte qualità della sua indole primitiva, e molte altre ne acquistò dall’indole de’ greci coloni. Anzi quella colla testa di vitello in profilo è forse anteriore alla venuta de’ Calcidesi. Quella poi del Giove seduto non può più dirsi singolare dopo la nuova scoperta fattane nel 1853 nello scavare in Reggio le fondamenta della nuova casa del signor Giuseppe Marano alla strada Palamolla. Tale scoperta di un vase laterizio pieno di belle monete di argento siculo e nostre, non solo ci offerse molte di quelle che il Mazzocchi chiamò singolari, e che il Morisani confessa di non aver potuto vedere; ma inoltre venne a render comuni parecchie nostre monete che prima erano preziose, e difficili a trovarsi nelle collezioni e ne’ Musei. Eranvene ancora delle bellissime di Gela, Siracusa, Agrigento, Catania, Messena, Leontini, e Locri.

Quasi nel tempo stesso un altro tesoro di monete antiche si scoperse presso Taormina, e propriamente ne’ dintorni di Schisò, dove già sorgeva Nasso, la più antica fra le colonie calcidiche. Molte erano della stessa Nasso, ed altre di Siracusa, Leontini, Messena, Catania, Gela, Imera, Selinunte, Agrigento, e Reggio; di una conservazione meravigliosa, ed elegantissime.

III. Testa di Apollo. — Una donna stolata che tiene una tazza nella destra, da cui si pasce un serpente.

IV. Testa di Giove, o di Apollo coronata di alloro. — Igia, che tiene colla manca sospeso un angue, la cui coda si stende sul di lei fianco destro.