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| marmi reggini | 165 |
blicato dal dotto Pietro Burmanno, e finalmente ridotto a miglior lezione, ed ampiamente illustrato dal nostro egregio Morisani.
IV.
(Secondo la traduzione del Morisani)
Dis Manibus
Fabia Sperata
Sallustis
Acathocles
Qui et Rodius
Sibimetipsis fecerunt.
Quantunque dica il Gualtieri essere stato ritrovato questo marmo verso la porta di S. Filippo nella casa di Fabio Veneziano, lo Spagnolio però, ch’era contemporaneo, si limita a dire che sia stato rinvenuto nelle rovine della città. «Ibridum hoc marmor», dice il Morisani, «spirantis graecitatis vestigia nobis exhibet». Taluni nostri Cronisti opinarono assai leggermente che potesse essere appartenuto al sepolcro di Agatocle, tiranno di Siracusa, originario di Reggio. Ma tale opinione è ragionevolmente confutata e dallo Spagnolio e dal Morisani, i quali sostengono che questa lapide, sì per la sua picciolezza quasi palmare, sì per forma barbara mezzo greca e latina della scrittura, non possa riferirsi nè a quel personaggio, nè a tempi, ancor floridissimi di greche lettere, in cui egli visse.
V.
T. Ervenus T. F. Sabinus, Trivir Æd.
Pot. II. Testamento Legavit Municip-
bus Reginis Jul. in Pritanaeo statuam
Aeream Mercurii Trullam Argenteam
Anaglyptam P. II S. Lares Argenteos
Septem P. II S. Pelvim Aeream Corneam
Item in tempio Apollinis Maiors
Pugillares Membranaceos Opercu-
lis Eboreis Pyxidem Eboream Tabu-
las Pictas XVIII.
Heredes Ejus
Ponenda cura-
verunt.