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Pagina:Spanò Bolani - Storia di Reggio Calabria, Vol. II, Fibreno, 1857.djvu/176

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   166 tavola seconda


Ci assicura il Politi essere stato ritrovato questo marmo fuori del perimetro della città mentre si scavava la terra dietro il Castello, nel luogo dove ancor si osservano gli avanzi antichissimi di due edifizii in forma di emiciclo, l’uno rincontro all’altro; ed ivi credesi fosse situato il tempio di Apollo maggiore, di che in esso marmo si fa menzione. Fu pubblicato prima dal Gualtieri, e da esso, come dice questo scrittore, «elucet quid Regium fuerit». E quantunque è certissimo (per l’agnome che vi si dà a’ Reggini di Juliensium) essere stato scolpito sotto i primi tempi dell’Impero Romano, ci fa nondimeno solenne testimonianza dell’antica polizia della Repubblica Reggina, e ci offerisce i vestigi de’ suoi civili statuti. Fu riprodotto e commentato dal Barrio, Parisio, Manuzio, Grutero, Ligorio, ed altri; e riportato dal Fabretti e dal Muratori. Ma chi vuole averne piena conoscenza, non tralascerà di leggerne la dotta ed eruditissima dissertazione del nostro Morisani, ch’è la sesta delle sue «Inscriptiones Reginae».

«Antiqua Reginae Reipublicae dignitas», comincia il Morisani, «ejusque urbis magnificentia ex hoc profecto lapide maximopere inlustrantur».

VI.

reginis
juliensibus.

Fu trovato nel cortile del palagio Arcivescovile mentre facevansi degli scavamenti per ripararne le vecchie fabbriche.

VII.

correctori lvcaniae
et brittiorvm
integratis constan-
tiae moderationis
antistiti ordo
popvlvsqve riginorvm.

Nota il Teganio nella sua Cronaca di Reggio che questa base fu trovata nel 1577 fuori la porta della Giudeca che stava dal lato del mare presso il forte di S. Francesco. La parola Brittiorum che leggesi nella lapide vale il medesimo che Bruttiorum, poichè quelli che