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Pagina:Spanò Bolani - Storia di Reggio Calabria, Vol. II, Fibreno, 1857.djvu/184

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   174 tavola terza

e maestro di Sostrato da Sicione, ed anche come altri vuole (Guasco, Usage des Statues) del famoso scultore ateniese Lisippo. Sostrato gli era nipote dal lato di madre. Pitagora fu uno de’ più celebrati artefici antichi, ed eseguì moltissimi lavori e nella Magna Grecia, e nella Grecia orientale. Emulo di lui fu il famoso Mirone di Eleutere (città di Beozia); il quale però restò vinto dal nostro nel Pancrazio di Delfo. Pitagora avea cominciato a praticar l’arte sua molto prima dell’olimp. 87; imperciocchè si nominano di lui le statue in Olimpia di Eutimo Locrese vincitor del pugilato (olimp. 74. 76. 77.) e di Astilo vincitore nella corsa (olimp. 74. 75.). Condusse il gruppo d’Eteocle e di Polinice, e quello in bronzo del Ratto d’Europa, (di che fa menzione Taziano), lodatissimo da Varrone; di tal gruppo il Winckelmann non fa ricordanza. Rappresentò anche Leontisco da Messina cursor nello stadio. Il Winckelmann annovera il nostro Pitagora tra i cinque più famosi scultori che dopo Fidia fiorissero al tempo della guerra del Peloponneso. Ed il nostro reggino fu il primo che avesse cominciato a ridurre a regolari proporzioni le forme della sua scoltura, e ad avviar l’arte ad un’eleganza e perfezione non ancor conosciuta. Altre opere di Pitagora sono ricordate da Pausania: in Samo nel tempio di Giunone ammimiravansi tre statue di atleti, una delle quali figurava l’atleta Protolao da Mantinea, vincitore al pugilato, ed era lodatissimo lavoro del nostro Pitagora. Altra statua di Pitagora nello stesso tempio era quella del cursore Mnasea Libi da Cirene, in grave armatura.

In Leontini vede vasi un carro di bronzo di Cratistene da Cirene, sul quale ascendeva la Vittoria, e vi sedeva lo stesso Cratistene; il che fa supporre che costui fosse riuscito vincitore al corso de’ cavalli. Questo Cratistene credevasi figlio del detto Mnasea Libi. Di questo dono olimpico fu artefice il nostro Pitagora.

Ibico. Poeta. Suo padre si chiamò Certande. Secondo il Giraldi fiorì nell’Olimpiade 50, secondo Suida nella 54.a secondo Eusebio nella 60. Viveva a’ tempi di Anacreonte. I suoi versi, quasi tutti tendenti al lubrico, furon detti ibicini. Parlano di lui moltissimi scrittori antichi, fra i quali Stazio (lib. 5. Sylvarum), Ausonio (Monosyllaba), Plutarco (de Garrulitate), Antipatro (Antologia), Cicerone ecc. ecc.: Visse più tempo presso Policrate tiranno di Samo, regnante Creso.

Furono sue opere Amorum libri sette.
Certamina, poema.
Carminum, lib. 60.
Gorgia.
Raptus Ganimedis.
Pitho.