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Cleomene. Poeta. Scrittore di ditirambi, e del Meleagro, che Ateneo, dandone contezza, ci assicura di aver letto. Fiorì a’ tempi di Alessandro, a cui scrisse delle Epistole, cioè circa l’olimp. 112.
Teeteto. Filosofo e legislatore. Vuolsi che sia quel medesimo, a cui Platone intitolò il suo libro de scientia: Visse verso l’olimp. 100.
Aristocrate. Filosofo pitagorico. Parlano di lui Giamblico (Vita di Pitag. cap. 27) ed il Fabricio (lib. 2, cap. 14.).
Pitio, Elicaone, Diocle, Teereto, ecc. Filosofi pitagorici. Vedi Giamblico ed il Fabricio.
Silace (o Silaso.) Pittore. Fiorì a’ tempi di Pitagora «perciocchè (dice il Betti nell’Illustre Italia) Simonide ed Epicarmo, per testimonianza di Ateneo, ricordarono le pitture che l’artefice reggino condusse nel Peloponneso per quei di Fliunte nel portico del Polemarchio. Opera insigne, che meritò d’essere particolarmente descritta da Polemone in quel libro che intitolò ad Adeo e ad Antigono».
Dionisio. Statuario. Il Barthélémy nel suo Viaggio di Anacarsi fa menzione di un Dionisio da Reggio statuario, vivuto nel V secolo prima di Cristo. Io non so dond’egli abbia tratta tale notizia, non essendomi riuscito di legger questo nome in alcuno scrittore antico.
Pitone. Capitano illustre e filosofo pitagorico. Difese sino all’estremo la sua patria contro le armi del tiranno Dionisio; e perì gloriosamente in quell’estremo eccidio della Repubblica Reggina.
Aristone. Musico. Visse circa l’olimp. 68 Conosciuto per la competenza musicale col musico locrese Eunomo, come narrammo nel libro I della nostra Storia.
Ursicino. Fu valoroso soldato sotto Belisario; è ricordato da me nel libro secondo.
MODERNI
Niccolò da Reggio. Dal Giannone è chiamato Nicolò Greco, dal Signorelli Nicolò Ruberti. Visse sotto re Roberto, e fu chiaro e dotto medico. Guido di Cauliac, suo contemporaneo, così scrive di lui: «In hoc tempore in Calabria Magister Nicolaus de Rhegio, in lingua graeca et latina perfectissimus, libros Galeni translatavit, et eos in Curia (cioè alla Corte del Papa in Avignone) nobis transmisit, qui altioris et perfectioris styli videntur, quam translati de arabica lingua.» — Da Gioan Cristiano Achermanno fu annoverato tra coloro che «maxime meriti sunt de Galeno, dicendo: Nicolaus Rheginus Calaber ob versos multos Galeni libros; et satis bene quidem