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Vorrai forse veder dove più appaga
Il bel vermiglio? Ah no! mira piangendo
Come fragil beltà qui si figura!
Il Morisani acquistò molta fama in Italia ed anche fuori, ed ebbe amicizia, e letteraria corrispondenza co’ più chiari letterati de’ suoi tempi. Morì a’ 28 dicembre del 1777, ed ebbe esequie condegna alla fama del suo nome ed a’ suoi meriti. Il dotto nostro concittadino Giuseppe Marra ne disse il funebre elogio. Venne seppellito nella chiesa dell’Oratorio di Gesù e Maria, dove a manca del sinistro altare laterale fu posto a pubbliche spese un modesto bassorilievo in marmo, e messavi un’iscrizione latina che rammemora a tutti il cittadino devoto alla virtù ed alla patria. Nel n. 44 anno 1779 dell’Antologia di Roma fu pubblicato un onorevole Elogio del nostro Morisani, ed un altro, da me scritto, può leggersi nel primo numero dell’anno primo della Fata Morgana.
Paolo Filocamo. Poeta. Era Barone di Galati. Scrisse moltissimi versi, ma la più parte poco onesti, e poco corretti; quantunque vi si ammiri sovente vena feconda e spontanea. Era molto amico del Morisani, a cui diresse parecchi suoi Sonetti in diverse occasioni, e n’ebbe sempre risposte in altrettanti Sonetti. Eccone uno.
Il Baron Filocamo al Morisani.
Poichè, Giuseppe, Iddio (che non fattura,
Ma è sublime fattor de l’auree stelle)
È di tanto splendor, che se con elle
É eterno, e di stagion senza misura;
Eterno è il mondo ancor, dove natura,
Per fabbricarci in queste parti e in quelle
Meraviglie sì eccelse e tanto belle,
Qual artefice industre ha ingegno e cura.
Sì ch’eterno il direi; perchè il possente
Signor, ch’eterno fu, già non dovea
Starne ozioso allor senz’oprar niente.
Nè mai starsi nell’ozio egli potea;
Chè manchevole allor sarìa sua mente,
E difettosa ancor l’eterna Idea.