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Cure, affanni, ed ogni altra opra nefanda
Da questa bella regïon rimuovi;
Sì che quanto la terra e il mar le manda
In tutta pace rifruir le giovi:
Tu fra le spire di miglior catena
Il suo vicino Encelado raffrena,
Perchè di nuovo questo suol beato
Non balzi a l’urto del terribil piede!...
D’ogni bell’opra il fior guarda rinato
In questo popol di Giapeto erede;
Ed un’età, cui nè proposto audace,
Nè demenza maggior turbò la pace,
Di sua mitezza esulterà fra poco,
E de’ veggenti il provvido pensiero
Securo passerà di loco in loco
Degli ardui studi ad allargar l’impero,
E l’abbondanza verserà maggiori
Su le bruzie campagne i suoi tesori.
REGGIO
Sonetto
Ride la rosa, amor di primavera,
Ride l’etereo azzurro, e tra le sponde,
Odorate di fior, ridono l’onde
Che increspa una soave aura leggiera.
È vago riso la natura intera
Che a la beltà di questo Eden risponde,
L’aura d’april co’ fiori si confonde,
E la nota d’amor con la preghiera.
D’aranci profumata, una lontana
Aura sospira su per l’onde liete,
Ove si specchia la gentil Morgana.
E l’alma più su l’ale irrequiete
S’alza del Vero a la sorgente arcana
In queste, ospiti a’ carmi, ombre segrete.