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Pagina:Spanò Bolani - Storia di Reggio Calabria, Vol. II, Fibreno, 1857.djvu/305

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appendice 295

Cure, affanni, ed ogni altra opra nefanda
     Da questa bella regïon rimuovi;
     Sì che quanto la terra e il mar le manda
     In tutta pace rifruir le giovi:
     Tu fra le spire di miglior catena
     Il suo vicino Encelado raffrena,
Perchè di nuovo questo suol beato
     Non balzi a l’urto del terribil piede!...
     D’ogni bell’opra il fior guarda rinato
     In questo popol di Giapeto erede;
     Ed un’età, cui nè proposto audace,
     Nè demenza maggior turbò la pace,
Di sua mitezza esulterà fra poco,
     E de’ veggenti il provvido pensiero
     Securo passerà di loco in loco
     Degli ardui studi ad allargar l’impero,
     E l’abbondanza verserà maggiori
     Su le bruzie campagne i suoi tesori.

REGGIO

Sonetto


Ride la rosa, amor di primavera,
     Ride l’etereo azzurro, e tra le sponde,
     Odorate di fior, ridono l’onde
     Che increspa una soave aura leggiera.
È vago riso la natura intera
     Che a la beltà di questo Eden risponde,
     L’aura d’april co’ fiori si confonde,
     E la nota d’amor con la preghiera.
D’aranci profumata, una lontana
     Aura sospira su per l’onde liete,
     Ove si specchia la gentil Morgana.
E l’alma più su l’ale irrequiete
     S’alza del Vero a la sorgente arcana
     In queste, ospiti a’ carmi, ombre segrete.