Pagina:Specchio di vera penitenza.djvu/231

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

capitolo quarto. 203

none uno appetito disordinato della propia escellenzia, fu il primo peccato dell’uomo; al quale pruova san Tommaso, nella Somma, sottilmente e chiaramente, che fu impossibile ch’andassi innanzi altro peccato, soppognendo1 lo stato della innocenzia e della originale giustizia nella quale l’uomo era creato. Poi alla2 superbia seguitò la disubidenzia e ’l trapassamento del comandamento di Dio; e poi seguitò il peccato della gola; e appresso la curiosità, o vero l’appetito disordinato del sapere: i quali peccati non sarebbero seguitati, se la superbia non fosse ita innanzi. Se s’intendesse nel secondo modo, che ’l principio e la radice d’ogni male sia la superbia, è da dire che sì; imperò che in alcuno modo ogni vizio e peccato grave dalla superbia si diriva e nasce. E dice peccato grave; però che sono certi peccati leggieri, come dice santo Agostino, che non procedono da superbia: come sono certi peccati che si commettono per ignoranzia, o vero per fragilità. Ma tra’ peccati gravi, il primo è la superbia, come cagione per la quale gli altri peccati s’aggravano: chè tutta la gravezza d’ogni peccato si prende3 dall’aversione,4 cioè dallo rivolgimento o vero dipartimento che fa la volontà dell’uomo da Dio: la quale aversione, prima e principalmente s’appartiene alla superbia, e conseguentemente agli altri peccati. Onde la superbia si chiama il peccato massimo, secondo che spone la Chiosa sopra quella parola del salmo:5 Et emundabor

  1. Le stampe del 95 e dell'85; sponendo.
  2. Le stesse: Dopo la.
  3. Così, nel Testo, ancora la stampa del 25. Nelle sopra citate: si procede.
  4. Oggi tra aversione e avversione (come qui mutarono certi triviali ristampatori) saprebbe farsi una differenza che la Crusca non fece; oggi, dico che l'avversione al sangue (Vedi nei Vocabolari l'esempio del Cocchi) non sembrerebbe una cosa stessa che l'aversione della volontà di Dio. Più filosofo mostravasi il buon frate domenicano dichiarando rivolgimento. L'edizione del primo secolo scrive in ambedue i luoghi: adversione.
  5. Ediz. 95: del Psalmista.