Pagina:Specchio di vera penitenza.djvu/245

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capitolo quinto. 217

altri, per Isaia profeta: Dixisti in corde tuo: in coelum conscedam, e quello che séguita; verumtamen ad infernum detraheris: Tu superbo, dicesti nel quor tuo: Io sârrò in cielo; ma tu sarai strascinato e gittato nello ’nferno. Onde, come per l’umiltade si sale in cielo, così per la superbia si rovina nello ’nferno, secondo lo stanziamento della legge evangelica, la qual dice: Qui se humiliat exaltabitur, et qui se exaltat humiliabitur. Nuoce anche la superbia all’uomo, ch’ella lo fa indegno della misericordia e della grazia di Dio; della quale dice santo Agostino. Niuno ha più bisogno della misericordia d’Iddio, che colui ch’è misero: niuno n’è tanto indegno quanto il superbo misero, il quale spregia la medicina della misericordia. Onde dice il savio Ecclesiastico: Execratus est eos proe superbia eorum; et non est misertus, totam gentem perdens: Iddio gli ebbe in odio, abbominandogli per la superbia loro: non ebbe misericordia di loro, dannando tutta la loro gente. Un altro nocimento e danno fa la superbia all’uomo, ch’ella gli toglie il lume dello ’ntelletto e fàllo oscuro e tenebroso. Così dice la Chiosa sopra quella parola del Vangelo: Qui vident, coeci fient: I superbi a’ quali pare essere e tengonsi savi, diventano ciechi. E di ciò parla san Gregorio ne’ Morali, dicendo che impedimento del lume della verità è la superbia della mente. Onde il Salvatore dice nel Vangelo, che la verità è nascosa e celata a’ prudenti e a’ savi, e revelata a’ piccoli e a’ parvoli; intendendo, come dice la Chiosa, per li savi i superbi, e per gli piccoli gli umili. E a questo intendimento fa quello che dice san Gregorio ne’ Morali sopra quella parola: Viam eius intelligere noluerunt: Il lume dello ’ntelletto l’umiltà l’apre e la superbia il nasconde, e induce l’uomo a tanta cechità, ch’ella fa l’uomo cadere in errore e fàllo eretico. Onde la ignoranza non fa l’uomo essere eretico ma la superbia, per la quale l’uomo sta pertinace nella ostinazione e nello errore,1 e difendelo. Nuoce anche la superbia

  1. Ediz. 95 e 85: sta pertinacemente nello obstinato errore.
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