Pagina:Specchio di vera penitenza.djvu/262

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234 trattato della superbia.

peccando fallai, e però servai poi i tuoi comandamenti, i quali prima trapassai. Un altro rimedio si trova efficacissimo contro all’oltraggiosa1 superbia; e questo è l’essemplo dell’umiltà di Iesu Cristo, del quale dice san Paolo: Humiliavit semetipsum, factus obediens usque ad mortem: Iesu Cristo umiliò sé medesimo, faccendosi obbidiente infino alla morte. La qual parola spone santo Agostino e dice: Acciò che la cagione di tutti i mali si curasse, discese Cristo figliuolo di Dio, e fecesi uomo.2 Come, adunque, insuperbisci tu, uomo, con ciò sia cosa che Dio è umiliato per te? Se tu ti vergogni di seguitare l’umilità dell’uomo, non ti dei vergognare di seguitare l’umilità di Dio. E santo Gregorio dice: Imperò che l’unigenito figliuolo di Dio prese forma della nostra infermità, acciò ch’egli insegnasse all’uomo non essere superbo, da che egli era fatto umile Iddio; quanta è la virtù della umilitade, per la quale sola insegnare, Iddio,3 di smisurata grandezza e infinita maestà, diventò piccolo in fino alla passione e alla morte della croce! Onde, come la superbia è strumento del diavolo alla nostra perdizione, così l’umilità di Dio fu efficace rimedio alla nostra salute.4 Questa virtù della umilità il nostro5 maestro Cristo la ’nsegnò nella squola sua, dicendo: Discite a me, quia mitis sum et humilis corde: Imparate da me, ch’io sono mansueto e umile di quore. La qual parola espone santo Agostino, e dice: Non disse il Maestro verace, apparate da me di creare il cielo e la terra, né suscitare6 i morti; ma disse ch’apparassono da lui umilità, sanza la quale, come dice san Gregorio: Chi raguna tutte l’altre virtù sanza

  1. Così nell'antica stampa e nel Testo. L'ediz. 85: altizzosa; 25: altezzosa.
  2. Lezione più vera del fecesi male, ch'è nella stampa del 25.
  3. Variante un po' notabile della vecchia edizione: per la quale sola il Signore Iddio.
  4. Nella stessa: salvatione.
  5. Nelle stampe: il sommo.
  6. L'ediz. del 95: da me a creare ec., nè risuscitare. E il Salviati, non bene: nè da risuscitare.