Pagina:Specchio di vera penitenza.djvu/306

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
278 trattato della scienza.

scienzia orava il santo profeta David, e diceva: Bonitatem et disciplinam et scientiam doce me. E quell’altro Santo diceva: Da mihi, Domine, sedium tuarum assistricem sapientiam. Per acquistare questa sovrana sapienza della Scrittura divina, san Paolo udì la dottrina di quel gran dottore della legge Gamaliele; san Girolamo lasciò le degnitade e rifiutò il cappello, e andònne in Gostantinopoli a udire quel gran dottore greco Gregorio Nazanzeno; santo Agostino volle udire santo Ambruogio, e richiese studiosamente la dottrina delle sante Scritture da santo Ierolimo; e san Tommaso d’Aquino n’andò in Cologna e a Parigi a udire la dottrina di quel gran teolago e sommo filosafo frate Alberto della Magna de’ frati Predicatori; e di più altri si legge che con gran diligenza e con molta umilità udendo l’altrui dottrina, diventarono sommi dottori. Di molti altri si legge che con grande studio e con molta fatica s’ingegnarono d’acquistare questa divina scienzia. E tacendo di più altri, per iscrivere brieve.

Leggesi di messer san Domenico, patriarca de’ Predicatori, che collo studio e colla molta sollecitudine ch’egli avea d’imprendere questa divina iscienzia, acciò che poi colla vita appostolica, predicandola, convertisse il mondo a via di verità dall’errore e dalla tenebrìa1 del peccato, stette dieci anni che non bevve vino. E di san Piero martire2 si legge, col testimonio della santa Chiesa, che, per la grande sollecitudine ch’avea nello studio della santa Scrittura, quasi senza dormire o con picciolo sonno conducea le notti. Ad avere questa scienza della divina Scrittura è tenuto ciascuno cristiano, e ciascuno secondo lo stato e la condizione sua e ’l grado che tiene: chè altrimenti la dee sapere e il prelato e il rettore dell’anime; altrimenti il maestro e’ l dottore e’ l predicatore, i

  1. Ediz. 95: da le tenebre.
  2. Nel Manoscritto: martiro. Buono per confermare (ma sol come fatto, s'intende) la famminil desinenza martira: di che vedi le Giunte veronesi.