Pagina:Specchio di vera penitenza.djvu/56

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28 distinzione seconda. - cap. v.

giore soma serba alla vecchiezza e alla infermità, la quale piccola non puote portare giovane e sano. L’altro inconveniente si è, che quanto l’uomo più pecca, più si torce e più indura, e però poi più malagevolmente si piega e dirizza; come il legno vecchio è torto più tosto si rompe e arde, che non si dirizza e piega. Tegnamo adunque il consiglio di san Piero, il quale dice: Poenitemini igitur, et convertimini, ut deleantur peccata vestra: Pentetevi e convertitevi, acciò che i vostri peccati vi sieno perdonati. E ciò si vuol fare tosto, come ci ammaestra il profeta Ioel, che dice: Nunc convertimini ad Dominum Deum vestrum, quoniam benignus et misericors est: Ora sanza indugio vi convertite al vostro Singore Iddio, però ch’egli è benigno e misericordioso. Onde santo Agostino, sponendo il Salmo, dice: La penitenzia tua, acciò che sia fruttuosa, non sia serotina né tardi. Oggi ti correggi tu che se’ peccatore; imperò che colui che sarà tuo giudice, cioè Iesu Cristo, oggi è tuo avvocato; siccome dice santo Giovanni Vangelista: Advocatum habemus apud patrem Iesum Christum iustum: Noi abbiamo appo il Padre per avvocato nostro Iesu Cristo giusto; nel quale dobbiamo avere fidanza che ci darà vinto il piato. E però, dolci fratelli, sappiâllo usare ora per favorevole advocato, che iscusi i nostri falli; che alleghi la naturale fragilitate; che accusi i nostri avversari; che interponga il merito della sua passione, per la quale tutte le offese ci sono perdonate: e nolla indugiamo tanto, che ce lo convenga avere giudice de’ nostri peccati, e delle nostre colpe duro e giustissimo punitore.