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Da principio Riccardo insisteva per ritornare in campagna, dicendo che probabilmente avvicinandosi la primavera, quell’aria le avrebbe fatto meglio. Ma poi a poco a poco non ne parlò più. S’andava ammalando anche lui. Pochi giorni dopo quella sera passata in casa Celaschi s’era accorto che la bella cantatrice abitava nella stessa casa di lui, sullo stesso pianerottolo: uscio a uscio.

Prima ne aveva riconosciuta la voce, poi la figura. Finalmente l’aveva vista anche in viso. Una mattina mentre lui scendeva le scale, l’aveva incontrata che saliva. Colpito, imbarazzato, l’aveva salutata quasi meccanicamente, poi era rimasto lì duro, a guardarla. Da quel giorno in poi, s’incontravano assai spesso, e la signora era quasi la prima a salutarlo col suo sorriso.

E Maria intanto aveva peggioramenti improvvisi, e una sensibilità, una lucidezza d’idee che lo spaventava. Una sera che sedeva vicino a lei accanto al fuoco, non potevar per quanto si forzasse, vincere certe distrazioni improvvise. Maria lo guardava sempre e pareva leggergli nell’anima. Quegli sguardi gli mettevano sgomento: gli facevano un senso come se la sua coscienza avesse preso forma, e lo contemplasse.