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Entrato nel cimitero andò dritto verso uno degli angoli della estremitá opposta, e si fermò davanti a un piccolo monumento di marmo; un bellissimo busto di donna sotto a un tempietto.

— Eccomi qui finalmente! mormorò: eccomi ai tuoi piedi. Tu, sempre buona e bella, mi perdonerei ancora.

Si levò il cappello e s’inginnocchiò posando la testa sul marmo.

In quel momento dalle finestre aperte di una villa vicina, si sentì venire il suono di un pianoforte. Era una melodia lenta e appassionata, una di quelle canzoni slave, piene di molti abbandoni che toccano il cuore.

L’uomo inginnocchiato balzò in piedi, col viso pallido e contratto:

— Anche qui! digrignò stringendo i pugni, anche qui mi perseguiti! Non ti basta di avermi spogliato, di avermi tradito e schernito e reso vile, vuoi togliergli anche questa ultima consolazione?

Ma la sua collera passò a poco a poco. Scosse il capo, scrollò le spalle, sorrise. Sorrise fissando gli occhi in quel soavissimo viso di marmo illuminato dal sole.

— Tale e quale com’era quella mattina! e sospirò.