Pagina:Speraz - Emma Walder.pdf/19

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— Se ti trovassi nel mio stato d’animo, poco ti importerebbe della gente, curiosa o no! Se mi passa davanti senza fermarsi, lo strozzo.

Proprio di fronte a loro, sul ciglione del fossato, sorgeva una larga baracca, molto ben decorata, col titolo misterioso di Metempsicosi, scritto sul frontone a grandi lettere.

Alcuni giovani e due belle ragazze, affaccendati nell’interno, uscivano di quando in quando, parlando forte, in una lingua mista di francese e italiano; scherzando tra loro.

Emma guardava e ascoltava, dimenticando la compagna.

— Lasciali stare adesso i baracconi, benedetta figliuola! Occupati di me, piuttosto.

— Cosa vuoi? — domandò Emma, arrossendo.

— Non vedi che è a momenti qui? Parliamo. Oh! si ferma alla giostra delle Sirene. Chi sarà quella pettegola? Come la guarda... le fa dei complimenti. Mi par di sentirli. E lei, smorfiosa civetta, come la ci sta a botta!... Finalmente! Dio, com’è bello! Sono tutte innamorate di lui. C’è da schiattare per la bile che si mangia... Tutte lo guardano...

Già la collera le moriva in seno, vinta dall’intenerimento. E con gli occhi umidi, rilucenti di passione, fissava il bel giovine che le veniva incontro.

Da tre mesi, dacchè Paolo Brussieri era impiegato in quella Pretura, più d’una ragazza gli moriva dietro,