Pagina:Statistica morale.djvu/38

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ch’essi di questo numero. Come già indicavasi, il nostro autore insiste calorosamente che nei fatti di tale specie non vi è nulla ancora da cui quel principio possa andar vulnerato.

Per me (senza pretendere di andare a fondo dell’argomento, mettendomi in una formale discussione) reputerei che il fatto esso medesimo, per quel tanto che vi è effettivamente di vero, giacchè è pur facile che venga esagerato, riesca in realtà, a chi attentamente ne consideri le ragioni, assai meno maraviglioso di quello che a primo aspetto si mostra, nè siavi ragione alcuna di allarme. — La regolarità e costanza relativa del risultato (Quetelet ne aveva fatto l’avvertenza generale fino dal principio) è il naturale effetto della regolarità e costanza delle cause da cui vanno in complesso influite le azioni, pur libere, dell’uomo; cause, che agiscono come motivo, ovvero come limite, della sua volontà. Finchè non mutano la natura fisica e morale dell'uomo, l’ambiente fisico e l’ambiente sociale, se così può parlarsi, ragion vuole che anche i risultati generali della vita comune riescano presso a poco della medesima qualità ed entità, salve parziali e sempre ristrette deviazioni; e alla sua volta la natura dell’uomo è termine assolutamente fisso; tale, o presso a poco, per ciascun paese è pur l’ambiente fisico; e infine l’ambiente sociale (e ciò che di esso riflettesi nella cultura, nel carattere, nelle passioni ed abitudini dei singoli) non può di regola variare che con certa lentezza, per ciò che rappresenta un capitale accumulato da secoli. — Libertà è scelta, non assoluto e sconfinato capriccio. — Vi è, per così dire, un orizzonte aperto tutto all’ingiro; ognuno può volgersi all’una o all’altra parte di esso, piegare a destra o a sinistra, avanzare o retrocedere, a suo talento,