Pagina:Statistica morale.djvu/39

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secondo che stima a sè stesso migliore. Dopo qualche tempo, osservando l’insieme, si constata che un certo numero, più o men grande, ha preferito una direzione piuttosto che un’altra, e che la proporzione corrispondente sul totale, se non rimane ulteriormente fissa in assoluto, muta però poco, per gradi, con certa regolarità. — Tal è per un’imagine e in via ordinaria, il fatto statistico generale. — A darne ragione, non è bisogno di sospettare un difetto di libertà; basta soltanto ammettere che gli uomini, comunque liberi, si lasciano però guidare da certi motivi, perfino nelle loro stesse enormità, e non perdere di vista che nella loro somma tali motivi si trovano influiti e determinati dall’insieme delle circostanze e delle relazioni generali, dominanti a un momento dato in società. — A dirla col linguaggio del calcolo delle probabilità, usato pure dal Guerry, finchè non varia in una od altra guisa la composizione dell’urna sociale, ovvero secondo il modo e grado con cui essa viene a variare, è naturale che rimangano invariati, o variino di corrispondenza, anche gli effetti che per una od altra guisa ne dipendono.

Il buon senso anch’esso, come altri ne ha fatto l’osservazione, si attende ad alcunchè di regolare o non troppo facilmente e capricciosamente mutabile nell’andamento ordinario delle cose; tutte le regole comuni della prudenza riposano su questa persuasione, ed ogni norma generale di condotta e di governo sarebbe resa frustranea, ove accadesse che all’arbitrio non fosse posta alcuna misura, e, cosa impossibile, gli effetti collettivi riescissero altrettanto versatili quanto le singole azioni individuali. Il criterio comune collima adunque, così all’indigrosso, coi risultati generali dell’indagine scientifica. Il merito proprio di questa ha consistito, non tanto nel constatare in genere quella