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Pagina:Storia degli antichi popoli italiani - Vol. I.djvu/145

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che[1], non può in verun modo accettarsi dalla critica istorica.

Ellanico al contrario nella Foronide[2] riferiva, che altre tribù di Pelasghi scacciati dalla Tessaglia dal ramo degli Elleni, che allora abitavano più indentro nelle montagne a settentrione, se ne vennero per variate fortune nell’Epiro. Di quivi solcato il mare approdarono a Spina, una delle foci del Po: indi s’avanzarono nella Tirrenia, e vi si collocarono. Ma, secondo che prosegue tutta la narrativa di Dionisio, il quale compilava in forma d’istoria le relazioni stesse degli antichi poeti e dei mitologi[3], molta parte di loro stanziarono a Spina: altri ne partirono, dirigendosi alla volta degli Umbri nelle montagne. Questi popoli fieri ed agguerriti, che tenean sue dimore in quelle alture, costrinsero a viva forza gli stranieri a varcare di colà i gioghi dell’Appennino. Giunsero i Pelasghi intorno al Tevere: si collegarono quivi con gli Aborigeni sfuggiaschi anch’essi, e nemici ai Siculi; e guerreggiando insieme in quel tumultuoso movimento di popoli paesani e stranieri, che abbiamo di sopra toccato[4], si fecero pure signori di

  1. Apollodor. iii. 8. i.; Pausan. viii. i. 3. Quest’ultimo, sebbene riferisca le tradizioni stesse degli Arcadi, dice cosa affatto puerile: che Enotro, cioè, col danaro di suo fratello Didimo si procacciasse le navi.
  2. Dionys. I. 28.
  3. παλαιῶν ποιητῶν τε καὶ μυθογραφῶν. Dionys. i. 13
  4. Vedi pag. 69 e 75