Pagina:Storia degli antichi popoli italiani - Vol. I.djvu/388

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328 CAPO XVII.


Per la quale specialmente moltissimi luoghi mareromani ed incolti furono dagl’industriosi coloni ridotti in fertili campi. Cosi le terre d’intorno Sibari, già paludose e acquose, si vuol che rendessero il cento per uno1. I Metapontini divennero opulentissimi per grande abbondanza di biade, e per lo studio che posero nell’arte agraria2: arte maestrevolmente insegnata dai Pitagorici3: e veramente per le cure de’ Greci l’agricoltura nella meridionale Italia s’arricchì di nuove piante e di frutti non meno graditi, che salutari. La vite biblina preziosissima, originaria di Nasso, fu di colà trasportata nel territorio d’Eraclea, indi in Sicilia4. Dall’Asia vennero i primi platani5: e similmente il cipresso, nativo di Creta e dell’isole dell’Arcipelago, si coltivò per la prima volta a Taranto6. Oltracciò la pastorizia era per gl’Italioti un’altra sorgente copiosa di ricchezze, da che massimamente i Tarantini con arte industriosa ottennero dalle loro greggi quella lana finissima7, detta italica,

  1. Varro r. r. i. 44
  2. Strabo vi. p. 182.; Pausan. vi. 19.; Sofocle nel Trittolemo dicendo Italia «ricca di bianco grano» volle certamente significare col nome primitivo queste parti estreme; non già la sola Campania, come lo credeva Plinio. xviii. 12.
  3. Massimamente per Archita tarantino. Varro et Columel. r. r. i. 1.
  4. Hippvs Rhegin. ap. Athen. t. 24.; Etym. magn. s. v.; Mazoch. Tab. Heracl. p. 202.
  5. Theofrast. Hist. plant. iv. 7.; Plin. xii. 1.
  6. Perciò detto tarentino. Cato r. r. 151.
  7. Varro r. r. ii. 2.; Columel. vii 4.; Horat. ii. od. 6. 10.