Pagina:Storia degli antichi popoli italiani - Vol. II.djvu/265

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CAPO XXV. 259

l’una dopo l’altra con simmetria uniformo, benchè non prive talvolta di vivacità e di movenza nell’azione1. Singolarissima soprattutto si è la foggia quadrata dei vestimenti all’orientale riccamente fregiati, non meno che la qualità propria delle armature portanti divise a tutto rilievo: il che forse vuol indicare lavori di toreutica. Ma più che altro siffatti vasi di stile arcaico mostrano certo, nella fazione loro meccanica e pittorica, una scuola d’assai anteriore ai monumenti lavorati su le massime fattesi universali nelr arte greca dopo Fidia e Zeusi. Per il che sembra verisimile molto che questo stile medesimo, sì proprio de’ pittori greci più antichi, derivasse originalmente dalla Grecia asiatica, la prima florida d’arti; indi passasse nella scuola di Corinto, e di quivi anche in Etruria. Grandi erano due o tre secoli dopo la guerra di Troja le frequentazioni tra l’industriosa e commerciante Corinto, che Omero chiama ricca, con le costo dell’Asia minore2. Di qua dove gl’Ionj, benavventurati eredi dell’antica civiltà asiatica avevano aperto scuole a tutte l’arti e le scienze, non solo passarono i primi filosofi e artefici nella Grecia europea, ma le venivano altresì i più preziosi arredi, ad uso dello nobili famiglie3: di maniera che non è punto in-

  1. Vedi tav. lxxv-lxxviii.
  2. Dei due porti di Corinto il Cenereo serviva a’ suoi traffici coll’Asia; il Lecheo alla mercatura coll’Italia. Strabo viii. p. 262.
  3. Tali per es. quei trinclini che Mirone, tirano di Sicione, aveva offerto in Olimpia circa l’Olimp. 33. Pausan. vi. 19.