Pagina:Storia degli antichi popoli italiani - Vol. II.djvu/279

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CAPO XXVI. 273

ficua venne recata di fuori, e da precettori alieni, così in Italia, come in Grecia, nella prima età civile, doveano pure uguali nomi seguitare le cose. Sotto questo clima può bene il lavoratore attendere a qualunque ramo dell’economia campestre, diversificare a suo grado nella coltivazione, e commettere al terreno variale semente, il che costituisce una delle qualità principali della buona agricoltura. Ma inutilmente sotto forma didascalica vorremmo poter distinguere la georgica propria degli Etruschi Sabini o Sanniti da quella dei Romani antichi, imitatori accorti d’ogni loro esperienza e industria rurale. L’aratro più usitato consisteva in un sol tronco d’olmo ricurvo1: quel degli Etruschi avea la stiva traversata da una caviglia, dove si potevano apporre le due mani; il bure è d’uno stesso pezzo col timone2; il vomere di ferro acuto alquanto lungo3: benchè aratori etruschi e sabini adoperassero ancora vomere di rame4. Poniamo sotto gli occhi la forma di alcuni strumenti di rame ad uso agrario5: il ferro ancor più duro serviva all’uopo stesso, nè fuorichè a quest’uso dei lavori dell’agricola permise Porsena l’adoperarlo ai Romani debellati6.

  1. Virgil. Georg. i. 170-173.
  2. Vedi tav. cxiv.
  3. Vedi tav. cxiv. 4. 5.
  4. Carminius de Italia; ex Tageticis libris ap. Macrob. Sat. v. 19.
  5. Vedi tav. cxiv. 1-4.
  6. Plin. xxxiv. 14.