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Pagina:Storia del Palazzo Vecchio 1889.djvu/46

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38 PALAZZO VECCHIO

uno cavallo e presolo nel corpo, nel mollame, e ’l cavallo potente, spaventato, lo strascinò dalla Mercatantia32 insino a mezzo la Piazza, e se non che si spiccò tanta pelle quanta n’aveva presa colla bocca non lo lasciava; e fu tanto el rumore di questo caso che ’l detto lione se n’andò in un canto ishigottito e non fece mai più assalto nè egli nè l’altro. Per modo che non è da provarsi più per il rumore del popolo. E fecesi questa caccia perchè gli era venuto a Firenze il Duca di Milano.

Ma lasciamo i leoni, che stettero in Firenze a spese del pubblico erario sino sul finire del secolo xviii, e torniamo al palazzo.

Due grandiose porte mettevano nel palazzo; la prima di esse, quella che è tuttora aperta e che serve d’ingresso principale, guarda la piazza sul davanti ed è sulla facciata del palazzo; essa cade non precisamente sotto la torre, ma fra la torre e l’angolo che una volta si dicea verso San Piero Scheraggio, oggi verso gl’Uffizi; l’altra, che si vede murata, guardava dalla parte di tramontana, verso quella piazza dove un tempo erano le case degli Uberti, in mezzo alla quale oggi s’ammira la statua equestre di Cosimo I, comunemente detta il cavallo di piazza, opera del celebre Giovan Bologna, a cui fu commessa dal Granduca Ferdinando I.

In questo luogo si dice che dovesse essere la statua di Francesco I re di Francia, se come aveva promesso, avesse liberata Firenze; «Dirai al Re di Francia (scriveva Michelangelo a Luigi Alamanni procuratore de’ fiorentini fuorusciti alla corte di quel monarca), «che se salva Firenze io gli inalzerò una statua equestre di bronzo sulla piazza della Signorìa».

Innanzi alla faccia principale del palazzo, lungo la muraglia che va dalla porta al canto di settentrione dove l’Ammannato pose poi la sua fonte, era la ringhiera; che così era detto quel luogo, nel quale, «quando entrava la Signorìa, il Podestà, salito in bigoncia, che così si chiamava quel pulpito fatto a guisa di pergamo dentro il quale arringava, faceva un’orazione (che in quel tempo si chiamavano dicerie) a’ Signori33. Tale ringhiera pare che fosse fatta nel 1323, del quale anno è una Provvisione presa ai 27 di maggio, in cui si legge: «pro fatiendo.... unam