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| CAPITOLO I | 39 |
nobilem pulcram et decentem arengheriam, in muris seu iuxta muros palatii populi, in eo loco seu partedicti palatii ubi videbitur offitio dominorum Priorum et vex. Justitie34». Anche qui appare la grandigia del popolo fiorentino, che ogni cosa sua voleva fosse nobile, bella, decente!
Ora è a dire della Cappella sulla quale pure si è disputato a proposito della Cronaca di Dino Compagni, disputa che ha dato luogo al Del Lungo di ricercarne i documenti, e di metterli fuori nell’opera sua, più volte citata. I Priori dovunque abitassero avevano una loro propria Cappella, nella quale solevano anche tenere consiglio, ed era dedicata a San Bernardo, Ma quale San Bernardo? Certi eruditi hanno affermato essere stato quello di Chiaravalle, la cui festa cade al 20 di agosto, perchè essi ritenevano che appunto in tal giorno del 1298 s’erano posti i fondamenti del nuovo Palazzo. Ma perchè ciò non è vero, come lo provano i documenti, e perchè la cappella dedicata a San Bernardo è da credere che avessero i Priori anche nelle case de’ Cerchi e nelle altre via via abitate, innanzi che se la facessero di nuovo, è da ritenere, come afferma il Del Lungo, che fosse San Bernardo Uberti, vescovo di Parma, fiorentino e uno degli antenati degli Uberti capi Ghibellini. E potè ciò essere sino al 1267, e per il supremo Magistrato che va innanzi ai Priori, perchè in quell’anno fu l’ultima- e definitiva cacciata de’ Ghibellini; dopo non lo avrebbe consentito l’odio dei Guelfi. E quest’odio stesso consigliò forse di cambiarne la intitolazione, ma per maniera che il nome ne conservasse la memoria, dedicando a San Bernardo di Chiaravalle, l’altare su cui si venerava San Bernardo Uberti. E a quello di Chiaravalle fu certamente intitolata la cappella del nuovo Palazzo, per offiziare la quale abbiamo veduto dimorarvi insieme co’ Priori e col Gonfaloniere i frati. Erano cinque frati rellgiosi, che vi dicevano la messa; due altri poi dello stesso ordine, cioè di Vallombrosa avevano la custodia e la cura dei sigilli del comune, e il dispensiere e lo spenditore i quali pure erano frati, ma forse non religiosi, che cioè non dicevano messa. E si può anche credere che tale cappella, sia quella medesima che oggi vediamo al secondo piano del palazzo, e che fu dipinta più tardi dal Ghirlandaio: prima perchè i Priori che tornarono nelle case, delie quali si faceva il nuovo palazzo, occuparono naturalmente quella che venne prima acquistata, la casa de’ Fora-