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110 LIBRO SETTIMO — 1813.

opprimere sforzatamente le costituzioni e la indipendenza è trionfo fallace, nocevole ai popoli ed ai re. Imperciocchè la forza se impiegata per giustizie vere o credute dai popoli, conserva i governi; ma le distrugge se adoprasi per credute o vere ingiustizie.

Un essere nuovo nelle nazioni spuntò nel 1813 in Alemagna; debolmente operò nel 1820 in Cadice, in Napoli, nel Piemonte; oggi avanza muto e pensoso. Se diverrà maturo, e se avrà fortune, o se morrà innanzi tempo di natural morbo come le recenti repubbliche, o di guerra come i re nuovi, sono le doppiezze del presente che gli avveniri chiariranno.

LII. Le sventure dell’impero di Francia erano sentite da tutti i governi d’Italia, come i moti dell’Alemagna da tutti i popoli italiani, e maggior pericolo, maggiore esempio si ebbe in Napoli dalle vicine e fortunate rivoluzioni della Sicilia. Ho riferito in altro luogo di questo libro la nemicizia per gl’Inglesi della irrequieta regina Carolina Borbone, e le sospettate pratiche di lei con Bonaparte e la tentata spedizione di Murat; ora soggiungo che, rivelate quelle trame a lord Bentinck, reggitore del presidio inglese, e puniti per fin con la morte i più intimi nella congiura seguaci della regina, il governo inglese disegnò di mutare il reggimento politico della Sicilia. Nell’anno 1811 Bentinck preparava i mutamenti; la regina le opposizioni, la vendetta, Bentinck prevalse: il governo dispotico fu abbattuto e si diede a questo stato novella costituzione, mercedì al popolo, freno al sovrano, sicurezza ai presidii inglesi, esempio ed incitamento all’Italia. Nel 1812 l’atto fu composto, e nell’anno 1813 praticato. Quella che prese nome di costituzione siciliana era la inglese, migliorata nel modo di elezione e nel numero e proporzione de’ diputati delle comuni. Un difetto, forse a disegno, era nella simulata abolizione della feudalità, che cessando nei diritti ed usi feudali, rimaneva nei possessi. Tutte le altre basi della civiltà moderna quanto ai poteri, ai tributi, alla stampa, erano nello statuto.

LIII. Le buone sorti di quell’isola si magnificavano in Napoli al cadere dell’anno 1813, quando la setta dei carbonari, da tre anni venuta nel regno, erasi distesa in ogni luogo, in ogni ceto, nei disegni degli audaci, nelle credenze del volgo, ed era suo voto una costituzione come la inglese, sola che in quel tempo le moltitudini tenessero in concetto di libertà. Il governo di Sicilia ad esempio dei governi alemanni, e lord Bentinck per proprio ingegno, ordirono segrete corrispondenze coi settarii di Napoli, mandarono i libri delle nuove leggi siciliane, esaltavano la mutata politica del re, promettevano egual costituzione al regno quando reggessoro i Borboni; confronto vergognoso a Gioacchino, che aveva impedito per fino il vano statuto di Bajona. E perciò, scoperti i maneggi tra i carbonari e il nemico, il governo napoletano doppiò vigilanza e rigori,