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222 LIBRO QUARTO — 1799.

adunanze secrete, la debilità del governo. Perciò si udirono ad un tratto mille accuse; non bastando egregia fama, probità di antica vita, viver presente immaculato, a contenere le ambizioni e la protervia de’ tristi. Fu composto tribunale, chiamato censorio, a ricevere le accuse, esaminarle, spingerle in giudizio, e provvedere a’ lamenti degli oppressi (era il motto degli accusatori) ed alla necessaria tutela degli accusati. Sursero al tempo medesimo le società popolari, segrete o manifeste, nelle quali i settarii preparavano le accuse; delle pubbliche due furono più famose, le sale Patriottica e Popolare; le quali, ad esempio de’ clubs francesi, adunavansi quando in pubblico, quando in privato, sotto presidenza, con tribuna, processo delle materie discusse e libro delle decisioni. Le grandi quistioni di politica, le nuove costituzioni dello stato, ie leggi, le ordinanze, la guerra; e poi gli uffizii, gli uffiziali, la vita pubblica, la privata de’ cittadini, erano subietto di esame con libertà o licenza tribunicia; e le profferte sentenze andavano, secondo i casi, al governo sotto forma di messaggi o di consigli, al tribunale censorio per accusa, e al popolo per tumulti. Nessuna coscienza riposava nella sua virtù, nessuna voce maligna era spregevole, ogni nemico potente, qualunque merito, pericoloso. Vedevi mutamenti continui negli officii dello stato, odii acerbi, fazioni operose; il quale romore di accuse, di calunnie, di lamenti, si alzò strepitoso, e non posò che al cadere della repubblica; imperciocchè le sette, sintomi della infermità de’ governi, spengono questi se non sono spente.

IX. Mentre nella sala Patriottica si agitavano le più sottili quistioni sul nuovo statuto, e la stessa libertà francese pareva scarsa per noi, comparve la costituzione della repubblica napoletana, proposta nel comitato legislativo dal rappresentante Mario Pagano. Era la costituzione francese del 1793, con poche variazioni suggerite da modesta libertà. Dispiacque leggere in essa rivocati i parlamenti comunali, tumultuosi veramente ed inutili sotto dispotica signoria ma in repubblica mezzi opportuni alle elezioni ed amministrazioni, che sono i cardini di ogni libera società. Era debole in quella carta il potere giudiziario, nè appieno libero l’amministrativo; si plaudì all’immaginato corpo degli efori, sostenitori della sovranità del popolo. Due principii prevalevano: l’equilibrio de’ poteri astratti senza troppo avvertire all'equilibrio delle forze presenti, ovvero a ciò che in stato libero è forza, cioè costumi, opinioni, virtù del popolo; ed il sospetto contro al potere esecutivo, ed a’ cittadini potenti. Come le leggi bastassero ad impedire i precipizii di stato libero, quando nel seno di lui oprano le cagioni della rovina, mancò alla repubblica napoletana il tempo di sperimentarlo; un anno appresso quelle medesime leggi sospettose non mantennero dalla caduta la